COME STARE VICINO AD UNA PERSONA DEPRESSA?

Il tema è piuttosto complesso. Spesso si pone questa domanda chi si trova accanto ad un proprio caro, familiare o amico, che sta combattendo contro la depressione.

Prima di tutto, però, ci tengo a ricordarti che la depressione è differente dalla tristezza. La tristezza è un’emozione primaria, cioè presente dalla nascita, e universale, ovvero sperimentata ogni tanto da tutti gli uomini. Sentirsi tristi ogni tanto è normale, per quanto non piacevole. Ben diversa, invece, è la depressione, un disturbo psichico spesso invalidante, che necessita di una diagnosi clinica e di cure specifiche.

Se ti trovi accanto a qualcuno che soffre di depressione, quella clinica, avrai potuto osservare quanto i sintomi mostrati da questa persona possano essere intensi e pervasivi; molto probabilmente ciò non ti avrà lasciato indifferente e avrà provocato in te diverse emozioni.

Probabilmente ti sentirai mosso dal genuino desiderio di aiutare il tuo caro, osservandolo o comunque sapendo che sta male. Ma non solo: non è detto, infatti, che questa sia per forza la tua reazione, o l’unica presente.

Spesso infatti, oltre alla voglia di far star meglio l’altro, potresti provare anche preoccupazione e spavento per la sua condizione, sentirti arrabbiato per i suoi comportamenti, oppure potresti provare un senso di impotenza. Non c’è una reazione giusta o una sbagliata; è importante, però, mettere a fuoco cosa si prova.

Tutte queste sensazioni, infatti, ti porteranno ad avere comportamenti o a pronunciare frasi che, sebbene nate dalle migliori intenzioni, a volte possono fare più male che bene a chi hai accanto.

Vediamo quindi di seguito quali frasi è meglio evitare:

  • “Non devi essere triste”
  • “Devi reagire! Tirati su!”
  • “Che motivo hai, c’è chi sta peggio di te!”
  • “È successo anche a me molte volte”
  • “Non vedi quante belle cose hai? Dovresti esserne grato!”
  • “Smettila, pensa un po’ anche agli altri”

Perché è meglio evitarle?

Anche se pronunciate con l’intenzione di far star meglio l’altro, avranno l’effetto di farlo sentire sbagliato e di non essere capito, aumentando il senso di solitudine che già pervade chi soffre di qdepressione.

La depressione, infatti, non è una questione di volontà: il depresso non sta così perché lo vuole. Spesso, infatti, queste persone desiderano con tutte loro stesse star meglio, ma da sole non ce la fanno.

Non è nemmeno questione di debolezza: se fosse possibile uscirne da soli, non si tratterebbe appunto di depressione, ma sarebbe solo un periodo di tristezza, magari anche intensa ma passeggera.

Non è nemmeno questione di “essere viziati”, come qualche volta capita di pensare: chi soffre di depressione non è un ingrato, incapace di vedere le cose belle che lo circondano, o una persona incurante delle disgrazie altrui e concentrata solo su se stessa.

Ricorda: essere clinicamente depressi è diverso da avere avuto una giornata storta, da sentirsi un po’ stanchi, da avere voglia di piangere per qualche ora. La depressione è un disturbo dell’umore, che la persona non si sceglie.

Come è meglio comportarsi allora?

Piuttosto potresti:

  • Permettere alla persona che hai accanto di essere triste, legittimando la sua emozione. Non cercare in tutti i modi di cambiare la sua tristezza, (tanto abbiamo visto che non funziona), permetti a chi vuoi bene di provarla. Legittimare la tristezza non vuol dire impedire il cambiamento, ma far sentire la persona compresa e accolta.
  •  Starle vicino, dicendole “Io ci sono” e offrendole il tuo appoggio e la tua vicinanza emotiva.
  • Ascoltarla. Non sarà facile: chi è depresso tende ad essere ripetitivo, a lamentarsi, a manifestare rabbia. Non devi per forza fare qualcosa o darle il miglior consiglio del secolo, prova semplicemente a stare con lei e sentire quello che vuole dirti.
  •  Accetta che la depressione è una malattia. Informati, impara a conoscerla. Partendo da questo presupposto, eviterai di far sentire il tuo caro in colpa o non capito.
  •  Aiuta la persona a mantenere un minimo di routine quotidiana rispetto all’alimentazione e alla cura di sé. Tutto ciò che può aiutare il suo senso di autoefficacia, cioè di sentirsi capace di fare qualcosa. Nel frattempo, però, non dimenticare il punto seguente:
  •  Non fare tutto da solo. Prendersi cura di un depresso, come abbiamo visto, può essere veramente faticoso e difficile. Accetta i tuoi limiti, non puoi fare tutto tu. Trovare qualcuno con cui condividere il carico e a cui chiedere aiuto non significa gettare la spugna o non amare abbastanza la persona a te cara, ma anzi, ti aiuterà ad evitare di esaurire le tue risorse.

Se ancora non lo ha fatto, soprattutto se la tristezza dura da parecchio tempo, se noti apatia, mancanza di energia, cambiamenti del sonno o alimentazione… è fondamentale chiedere aiuto ad un professionista.

In questo caso potreste rivolgervi ad uno psicoterapeuta, per trattare la parte cognitiva ed emotiva, e ad uno psichiatra, per impostare una corretta terapia farmacologica, nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

 

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